Per 63 anni, mio ​​marito mi ha portato fiori… Dopo la sua morte, un ultimo mazzo ha rivelato un segreto che non avrei mai dovuto conoscere.

La mia mente è tornata indietro nel tempo: ai viaggi di lavoro che faceva, alle notti insonni in ufficio, a quella volta in cui era uscito sotto la pioggia per rispondere a una telefonata.

Una volta gli avevo chiesto: “C’è qualcosa che mi stai nascondendo?”

Mi baciò la fronte e rispose: “Non devi preoccuparti di nulla”.

Ma ora… mi sono chiesto.

C’era qualcun altro? Una vita segreta di cui non ho mai saputo nulla?

Quel pensiero mi ha fatto stare male.

Ho chiamato un taxi. L’autista era giovane e loquace, cercava di intavolare una conversazione sul tempo, ma riuscivo a malapena a sentirlo per via del mal di testa lancinante.

Abbiamo guidato per quasi un’ora. I quartieri erano cambiati: più tranquilli, più vecchi.

Alla fine, ci siamo fermati davanti a un edificio di mattoni con una porta verde.

“È proprio questo, signora.”

Lo pagai e rimasi a lungo sul marciapiede, a fissare quella porta.

Una parte di me avrebbe voluto tornare indietro.

Ma avevo bisogno di risposte.

Ho aperto la porta e sono entrato.

La prima cosa che mi ha colpito è stato l’odore.

Legno lucidato. Carta antica. Qualcosa di vagamente familiare, ma fuori posto.

Per un attimo non sono riuscito a identificarlo.

Poi ho capito.

Spartiti musicali. Lucidante per legno. Il profumo di una sala da musica.

A solo scopo illustrativo,
ho acceso la luce… e sono rimasto paralizzato.
Al centro della stanza si ergeva uno splendido pianoforte verticale: in legno scuro, lucidato alla perfezione.

Le pareti erano ricoperte di scaffali pieni di spartiti, dischi e libri di teoria musicale.

Sulla panca del pianoforte erano impilati ordinatamente degli spartiti musicali.

Mi sono avvicinato e ne ho raccolto uno.

“Clair de Lune” di Debussy. Il mio preferito.

Ne avevo parlato con Robert una volta, decenni fa, quando ancora suonavo.

Un altro spartito era appoggiato sul leggio.

“Sonata al chiaro di luna”.

Un altro dei miei preferiti.

Mi guardai intorno con più attenzione.

Su un tavolino in un angolo c’erano delle registrazioni, ognuna accuratamente etichettata con la data.

Ne ho preso uno.

“Per Daisy – Dicembre 2018.”

Un altro.

“Per Daisy – Marzo 2020.”

Ce n’erano a decine… che coprivano diversi anni.

Poi ho notato qualcos’altro sul tavolo: referti medici.

Risale a sei mesi prima della morte di Robert.

Diagnosi: grave patologia cardiaca.
Prognosi: tempo limitato.

Lo sapeva.

Accanto a loro c’era un contratto con il custode del palazzo, che specificava le istruzioni per la consegna dei fiori – e della busta – al mio indirizzo il primo San Valentino dopo la sua morte.

Aveva pianificato tutto questo.

Accanto al contratto c’era un diario.

Lo aprii con le mani tremanti.

La prima voce risale a 25 anni fa:

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *