Il mio corpo ha reagito prima ancora che la mia mente avesse finito di elaborare il nome. Ogni muscolo si è contratto all’istante. Un dolore lancinante mi ha attraversato l’addome. Il bip costante del monitor accanto a me ha accelerato il ritmo.
Walter si diresse verso la porta. “Non riceve visite.”
Ma la voce di Grant mi giunse dal corridoio prima che l’infermiera potesse dire un’altra parola. “Non sarà necessario.”
Entrò come se fosse ancora il padrone di ogni stanza che le sue scarpe avessero mai calpestato.
Grant Holloway aveva esattamente lo stesso aspetto dell’ultima volta che l’avevo visto, un’immagine che sembrava risalire a tre giorni prima e a tre vite intere fa allo stesso tempo. Abito grigio antracite. Orologio d’argento. Capelli scuri pettinati all’indietro con precisione. Un viso affascinante, di quel fascino naturale e raffinato che infondeva fiducia negli sconosciuti ancor prima che aprisse bocca.
Ma qualcosa sotto la superficie, oggi, sembrava teso. Aveva la mascella serrata. I suoi occhi si posarono prima su Walter, poi sulla cartella sulla mia coperta, e infine su di me.
Un lampo gli attraversò il viso. Non sorpresa. Riconoscimento.
Quindi sapeva già. Forse non tutto. Ma abbastanza.

«Eva», disse dolcemente.
Quel nome mi colpì come uno schiaffo a mano aperta. “Non chiamarmi così.”
La sua espressione si contorse in una sorta di pazienza ferita, lo stesso sguardo che usava ogni volta che voleva farmi sembrare una donna isterica che lo metteva in imbarazzo davanti agli ospiti. “Hai passato momenti difficili. Capisco che tu sia turbata.”
Walter si frappose tra noi. “Signor Holloway, il mio cliente non ha acconsentito a questa visita.”
Grant non lo degnò nemmeno di uno sguardo. “Io e mia moglie dobbiamo parlare in privato.”
«Non sono tua moglie», dissi.
Finalmente i suoi occhi tornarono a incrociare i miei. Eccolo lì: un lampo di vera rabbia, svanito quasi con la stessa rapidità con cui era apparso.
«Tu sei pur sempre la madre dei miei figli», disse.
I miei figli. Non i nostri. Mai, in quella frase, la parola “nostri”.
«I bambini che avete cercato di portare via dall’ospedale?» ho chiesto.
Grant espirò lentamente. “Li stavo proteggendo.”
“Dalla loro madre?”
“Dal caos.”
Lo fissai. Fece un passo avanti, abbassando la voce in quel tono intimo e persuasivo che riservava a donatori, investitori e membri del consiglio di amministrazione. A me, più volte di quante volessi ricordare.
“Eve, ascoltami. Non capisci cosa sta succedendo davvero. Ci sono complicazioni legali e Hayes si sta approfittando di te ora che sei vulnerabile.”
Walter emise una risata sommessa e priva di umorismo.
Lo sguardo di Grant si fece più attento. “Qualcosa di divertente?”